Valerio Maioli Group

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Storia

La prima azienda nasce a Ravenna il 1° Gennaio 1977 con attività principale l’installazione di impianti elettrici, elettronici e di telecomunicazioni. Da allora sono state create alcune società operanti in settori diversi che, nel corso del 2003, sono state fuse in una unica società per azioni (Valerio Maioli S.p.A.) con sede principale a Ravenna ed in una società a responsabilità limitata (VM Impianti Sud S.r.l.) con sede a Napoli. Attualmente sono oltre cento i Collaboratori fissi che operano nella Progettazione, Produzione, Installazione e Manutenzione di apparecchiature e sistemi elettrici, elettronici e di telecomunicazioni, nonchè nel settore delle Produzioni Televisive e nella produzione di Prodotti Speciali.
Alla base della filosofia del Gruppo c’è la ricerca della massima soddisfazione del Cliente che ciascun Collaboratore si sforza di ottenere grazie alla propria elevata capacità professionale ed ai più avanzati strumenti tecnologici messi a disposizione dalla proprietà.
La nostra forza risiede proprio nelle sinergie che i tecnici delle diverse Divisioni Operative riescono ad esprimere quando, tutti insieme, si trovano ad affrontare nodi importanti, altrimenti, irrisolvibili. In poche parole, lavoriamo per rendere sempre più vivibili e sicure le aree e gli spazi vitali dei luoghi di aggregazione delle nostre città, per migliorare il livello qualititativo della nostra vita di tutti i giorni, grazie all’utilizzo delle tecnologie più moderne.
Siamo nati con la passione per tutto ciò che è elettronica e, dopo aver studiato telecomunicazioni presso l’istituto industriale di Fermo (AP) ed aver maturato una esperienza di circa 10 anni presso una delle migliori imprese italiane nel settore della illuminazione pubblica (Piero Branzanti di Ravenna) si è tentata la grande avventura di intraprendere in proprio. Così, con una commessa di 42 appartamenti ad uso civile, comprensiva delle opere murarie, ci siamo posti sul mercato delle imprese artigiane.
Dopo qualche mese vennero assunti Sergio Berti eppoi Gabriele Coatti, entrambi ancora con noi. Di questo ne siamo fieri perché uno dei valori che riteniamo più importanti nella nostra società è quello dei rapporti umani e della valorizzazione della professionalità di ciascuno dei nostri dipendenti, importante elemento su cui si fonda la filosofia di tutta l’azienda.

LE NOSTRE REALIZZAZIONI

IL GRAN PREMIO DI SINGAPORE DI F1

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Tante ed importanti sono le realizzazioni che possiamo ricordare con orgoglio.
In primis per quanto riguarda il settore F1, l'illuminazione del Gran Premio di Singapore (28.09.'08), il primo Gran Premio di F1 disputato in notturna. Era fine 2006 quando Bernie Ecclestone ci contatto' per chiedere il nostro parere sulla possibilità di correre in notturna un Gran Premio di F1. Ci prendemmo un pò di tempo per pensare e dopo poco eravamo già entusiasti dell'idea e con una bozza di progetto in mano. I requisiti fondamentale erano garantire la massima sicurezza dei piloti e nessun tipo di abbagliamento. Il risultato fu  per l'appunto il Gran Premio di Formula 1 di Singapore del 28.09.'08, il primo Gran Premio al mondo disputato in notturna. Il nostro progetto garantisce la massima sicurezza per i piloti, nessun abbagliamento sia per i piloti, sia per i commissari di gara, che per i fotografi e le telecamere, nessun tipo di riflessione anche in caso di pioggia e nessun tipo di black-out grazie alla particolare distribuzione dell'energia ottenuta con i gruppi elettrogeni in parallelo tra loro. Per il suddetto impianto di illuminazione notturna, il circuito di F1 di Singapore ha ricevuto nel corso di altrettante cerimonie, a Colonia, a Londra e a Montecarlo, 3 importanti riconoscimenti per l'innovazione tecnologica. Inoltre a Singapore è stato usato per la prima volta al mondo il sistema di bandiere luminose Digiflag da noi pensato e realizzato già dal 1992 ed utilizzato appunto nella prima gara in notturna della storia della Formula 1. L'impianto di illuminazione dopo essere stato smontato nell'Ottobre 2008 è stato rimontato e utilizzato nuovamente per il Gran Premio di Formula 1 svoltosi il 27 Settembre 2009.

LE ALTRE REALIZZAZIONI IN FORMULA 1

In realtà, i nostri rapporti con la Formula 1 sono iniziati nei primi anni Ottanta. Nel 1981, difatti, proponemmo alla direzione tecnica della Squadra Corse Ferrari, nella persona dell’ingegnere Renato De Bona, la nostra idea di collegare le vetture di Formula Uno con il personale ai box tramite un sistema radio.

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Grazie all’intelligenza dello stesso De Bona, dell’ingegner Mauro Forghieri, di Angelo Castelli, di Piero Ferrari e dell’indimenticabile Enzo Ferrari, con il quale firmammo il primo contratto di collaborazione, iniziammo a sperimentare le nostre apparecchiature con il grande Gilles Villenueve che, però, non voleva un sistema che lo facesse parlare, ma solo ricevere dati perché, diceva di essere troppo concentrato da non riuscire a spiccicare parola durante le prove o, peggio, le corse. Realizzammo con successo alcuni prototipi, ma quando stavamo per applicarli sulla vettura, Gilles morì. Tra i nostri indelebili ricordi avremo sempre l’immagine di Enzo Ferrari quando, dopo l’incidente, incontrò Didier Pironi, l’altro pilota della Scuderia Ferrari, mentre stavamo provando a Fiorano. Noi ci facemmo da parte raccogliendo le nostre apparecchiature e smettemmo di lavorare pervasi da una profonda commozione. Al posto di Villeneuve venne Renè Arnoux che, subito, disse di voler un sistema che, invece, lo potesse far parlare con i propri tecnici ai box. Così la sperimentazione ripartì e, nei primi mesi del 1985, firmammo l’accordo che ci diede il titolo di Fornitori Ufficiali di Sistemi di Telecomunicazione della Squadra Corse Ferrari che, tra l’altro, ci impegnava a fornire assistenza alla Scuderia per tutte le gare del Campionato Mondiale di F1. E così è stato fino al 1995 quando vendemmo alla Ferrari tutte le nostre apparecchiature, mentre l’assistenza alle corse venne, da allora, espletata dai tecnici della Magneti Marelli che, per altri motivi, erano sempre presenti sui circuiti.

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Durante tutti quegli anni abbiamo sviluppato apparecchiature e sistemi, alcuni da noi brevettati, rivolti non solo a favorire le comunicazioni tra le vetture di F.1 ed i box, ma anche per aumentare la sicurezza e la funzionalità degli autodromi. Nel settore delle radio F.1 i nostri Clienti sono state le altre scuderie italiane, prima fra tutte la Minardi, eppoi la Scuderia Italia ed altre piccole scuderie, in qualche modo scomparse dalla scena. Nel settore della tecnologia applicata agli autodromi, invece, i nostri principali Clienti sono stati l’Olivetti, l’Associazione Costruttori F.1 (FOCA) e la Federazione Internazionale della Automobile (FIA).
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L'inizio fu casuale: sempre in giro con la Scuderia Ferrari ci chiedevamo come mai non si fosse pensato di adeguare gli impianti di tutti i circuiti internazionali in maniera tale che noi tecnici potessimo trovare tutti gli autodromi di F1 nel mondo cablati allo stesso modo per non dover tutte le volte impazzire con le nostre apparecchiature. Nel Novembre del 1987, prendemmo il coraggio a due mani e, dopo aver bussato alla porta dell’ufficio di Bernie Ecclestone nel Paddock di Adelaide in Australia, gli esponemmo le nostre perplessità su tali mancanze. Molto francamente ci disse di non averci mai pensato prima e ci propose di preparare un progetto per l’unificazione degli impianti tecnologici in tutti gli autodromi del mondo. Nel corso del 1988 preparammo il progetto per l’unificazione e la standardizzazione degli impianti tecnologici e per la razionalizzazione di tutti i flussi di informazione presenti in un circuito di F.1 durante la settimana del Gran Premio. La FIA lo approvò e, fin dalle prime gare del Campionato mondiale del 1989, tutti i circuiti vennero invitati ad adeguare i loro impianti alle nostre norme tecniche. Fu questo, per noi, motivo di grande soddisfazione perché ci fece capire come le nostre idee e la nostra tecnologia venissero riconosciute a livello internazionale ed in un ambito così prestigioso e difficile dal punto di vista tecnologico.
Durante tutti questi anni abbiamo realizzato moltissimi sistemi che ancora oggi vengono utilizzati dalla FIA: il controllo delle vetture di F.1 durante il loro rientro ai box, il rilevamento dei dati meteoclimatici del circuito, la trasmissione dati all’interno degli autodromi, etc. Fu nostra l’idea di separare il timing dal computing dei dati, innovazione che risultò rivoluzionaria per quei tempi e che permise di installare tutti gli elaboratori dei dati su appositi autocarri e non più nella torre della Direzione Gara.

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Ultimo nostro progetto è il sistema di segnalazione luminoso DigiFlag® in sostituzione delle bandiere normalmente usate dai Commissari di Pista. Il DigiFlag® è stato da noi brevettato ed approvato dalla FIA che, nel 2001, ha modificato il regolamento internazionale per consentire la sostituzione delle vecchie bandiere con pannelli luminosi regolati da un unico computer posto nell’ufficio della Direzione Gara. Per ulteriori informazioni si prega di consultare il nostro sito interamente dedicato: www.digiflag.it.
Nel corso degli anni di lavoro con il mondo della Formula Uno abbiamo realizzato per conto di Olivetti i monitor per la visione dei tempi da parte dei piloti durante le prove di qualificazione.

Oltre ad avere determinato le regole per la normalizzazione di tutti gli autodromi di F1 abbiamo progettato e realizzato gli impianti tecnologici in alcuni autodromi: Imola, Mugello, Misano, Vallelunga, Magny-Cours, Spa Francor-Champs.

FUORI DALLA FORMULA 1....
Questo per quanto riguarda la F.1 perché le altre nostre applicazioni di elettronica e telecomunicazioni sono state utilizzate anche in altri sport quali l’Off-Shore, lo Sci, il Ciclismo ed il Motociclismo.
L’esperienza maturata in circa 10 anni di lavoro presso la migliore impresa di illuminazione pubblica in Italia ci ha consentito di utilizzare in questo settore un approccio diverso da quello di tutti gli altri nostri concorrenti.
LE REGOLE PER UNA CORRETTA ILLUMINAZIONE
Innanzitutto, abbiamo sempre cercato di valorizzare i luoghi che dovevamo illuminare facendo un uso intelligente della luce. Infatti, ancora oggi, per molti illuminare vuol dire innondare di luce la facciata di un palazzo o di un luogo. Per noi, invece, illuminare vuol dire far vivere un monumento, una piazza, una chiesa e, per far ciò, utilizziamo solamente la giusta quantità di luce, lasciando vivere anche il buio, naturale complemento della luce stessa. Con la giusta luce si ottengono visioni prospettiche in cui vengono evidenziate la profondità e la rotondità degli oggetti che, in tal modo, sono in grado di mostrare tutta la loro bellezza.
Nell’eterna lotta tra la luce ed il buio noi facciamo sì che entrambi possano esprimere al meglio le forme architettoniche affinchè i monumenti illuminati siano in grado di raccontare la loro storia di testimoni della nostra vita passata, presente e futura. Per far ciò è necessario anche utilizzare la luce con il giusto colore in grado, cioè, di risaltare i reali colori dell’oggetto illuminato e del contesto che può essere il paesaggio o la gente che vi vive intorno. Questa semplice nostra filosofia, che si basa principalmente sul rispetto di ogni oggetto da illuminare, ci porta, già nelle prime fasi progettuali, a vivere l’ambiente ed il luogo del nostro intervento per cercare di capire ed assimilare i contenuti profondi che l’artista originale, vissuto migliaia di anni prima, ha cercato di trasmetterci.
Altro elemento, che riteniamo fondamentale per un corretto approccio al problema della illuminazione, è la ricerca dei giusti corpi illuminanti che non devono invadere o modificare in alcun modo l’aspetto architettonico del monumento. Spesso, con rammarico, notiamo come importanti facciate storiche vengano deturpate da grossi, voluminosi ed antiestetici apparecchi di illuminazione. E’ necessario nascondere il più possibile i corpi illuminanti che sono, comunque, una forzatura che il progettista originale dell’opera non aveva certamente previsto. Fondamentale è inoltre seguire, il più possibile, il percorso originale della luce solare, perché quasi tutti i nostri monumenti sono stati pensati principalmente per essere visti sotto la luce naturale o, al massimo, con la luce di fiaccole e lucerne. Qualsiasi altro intervento, quindi, è forzato ed innaturale. Nonostante la nostra dotazione di mezzi tecnologici moderni, nella progettazione di un impianto di illuminazione artistica non utilizziamo alcun software di calcolo. E’ semplicemente ridicolo prevedere a computer quanta luce ci deve essere su un quadro, su un mosaico o su un affresco. E’ stupido parlare di lux, di lux riflessi, ecc. perché una pennellata blu o rossa o verde assorbe in maniera diversa le radiazioni luminose. Bisogna, invece, parlare di sensazioni. Un oggetto è bene illuminato quando riesce a produrre in noi le giuste sensazioni che l’artista voleva trasmetterci e,magari, quando riusciamo a sentire in noi il monumento che ci trasmette, come in un racconto, la sua storia.
L'ILLUMINAZIONE ARTISTICA

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Queste sono le nostre linee guida che ci siamo dati per risolvere al meglio i problemi della illuminazione pubblica, soprattutto, artistica e che ci hanno consentito di piegare la luce artificiale alle nostre esigenze progettuali e realizzative. Da tutte queste considerazioni è nato uno dei brevetti più importanti della nostra azienda: il sistema DigiLux VM3000® che abbiamo realizzato e brevettato nel 1995.
Stavamo studiando l’illuminazione della Basilica di San Vitale a Ravenna, quando parlando con la Soprintendente ai Beni Ambientali, Anna Maria Jannucci, ci venne l’intuizione di realizzare un sistema in grado di seguire l’andamento della luce naturale del sole.

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La Basilica, infatti, ha una pianta ottagonale e tre ordini di finestre alabastrate, per cui chiedemmo alla Soprintendente se non fosse il caso di adeguare il nostro impianto di illuminazione secondo l’evoluzione che il sole, seguendo la sua eclittica, traccia durante il giorno. All’entusiasmo della Soprintendente facemmo seguire il primo prototipo, studiato dal nostro laboratorio interno di Ricerca e Sviluppo, che non solo era in grado di regolare l’intensità di ogni singolo punto luce dell’impianto, in base alla quantità di luce naturale presente sugli oggetti da illuminare, ma ne modificava la struttura stessa secondo il modo di utilizzo dello spazio liturgico.
Perché la luce artificiale deve essere rigida ed imbrigliata nei limiti che gli attuali impianti le impongono?
Secondo noi, tutta la struttura doveva essere in grado di modificarsi in base al modo di utilizzo dello spazio da illuminare.
Durante un anno liturgico sono molte le tipologie di utilizzo dello spazio: Battesimo, Cresima, Matrimonio, Funerale, Messa Solenne, Veglia di Preghiera, Festa del Patrono, Visita Turistica, Servizio di Pulizie, ecc.
Nel caso poi della Basilica di San Vitale dovevamo tener presente che in essa si svolgono importanti Concerti d’Organo e di Musica Sacra.
Valutate, quindi, per ogni situazione o evento, che noi comunemente chiamiamo “modo”, le migliori condizioni di illuminazione dei singoli oggetti, in rapporto all’intero spazio e contesto che li contiene, le abbiamo memorizzate in assenza di luce naturale sul nostro software dedicato. Da quel momento qualsiasi apporto di luce naturale, durante ogni singolo modo di utilizzo dello spazio, fa sì che ci sia sempre il corretto valore di illuminazione e, se la luce naturale supera certi valori, l’impianto automaticamente riduce il flusso luminoso delle lampade fino a spegnere quelle non più necessarie.
Questa importante soluzione ci consente di rendere la luce flessibile e piegata al nostro modo di vivere lo spazio ed il tempo, ma anche di ottenere ottimi risultati illuminotecnici perché ogni oggetto viene illuminato con il giusto valore di luce, ai quali vanno aggiunti i sensibili risparmi nei costi di installazione (fino al 17% rispetto ad un sistema tradizionale) e di gestione (oltre il 44% nell’arco dell’anno).
Il sistema DigiLux VM3000® è stato da allora ulteriormente sviluppato per far fronte alle più svariate applicazioni ed è stato integrato con diverse altre funzioni che lo rendono l’unico sistema al mondo ad avere avuto pratiche applicazioni sul campo e, naturalmente, perfettamente funzionanti e rispondenti ai requisiti richiesti. Tutte le performance del sistema sono esaurientemente illustrate nel capitolo relativo.
Ricordiamo altri eventi importanti nel corso della nostra vita aziendale .
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Nel campo delle telecomunicazioni, per esempio, abbiamo progettato e realizzato gli studi di ripresa e l’intera rete radio di propagazione del primo canale televisivo senegalese di RTS ed anche di alcune importanti radio private dislocate sul continente africano. Eppoi ci siamo specializzati nel settore della trasmissione di sicurezza via satellite o cavi marini in fibra ottica, per il collegamento delle piattaforme off-shore alle basi di terra. Abbiamo realizzato innovativi impianti di sicurezza ambientale in alcune importanti città italiane, tra cui Napoli, Ravello e Ravenna, sistemi di radiolocalizzazione di ambulanze e mezzi per il trasporto valori, sistemi intelligenti per il controllo del traffico, per il controllo idrogeologico, etc.
Nel 1982 abbiamo iniziato l’avventura nel settore radiotelevisivo come fornitori di servizi ai più importanti network internazionali, tra i quali RAI, Mediaset, SKY, La7, NHK, ARD1, ed altri.
Abbiamo ingegnerizzato e costruito al nostro interno le 5 unità mobili di regia che costituiscono attualmente il nostro parco mezzi, complete delle più moderne tecnologie nel settore delle riprese televisive broadcast in diretta. La nostra Unità Mobile Esterna 6 che è totalmente digitale, sia come video che come audio, ci consente di realizzare produzioni molto complesse e delicate, quali concerti di musica sinfonica, etc.

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Non possiamo non rilevare l’elevata professionalità del nostro personale tecnico ed artistico che ci porta, senza tema di smentite, ai primi posti a livello europeo per la qualità delle riprese televisive in diretta, settore in cui siamo altamente specializzati.
Questa è un po’ la nostra storia e mentre la scriviamo ci tornano alla mente personaggi purtroppo scomparsi che in qualche modo abbiamo conosciuto e che abbiamo stimato e preso come esempio per il nostro lavoro: Serafino Ferruzzi, Enzo Ferrari, Giovanni Malagodi.
Ed amici come: Vittorio Lusvardi, Gianfranco Liverani, Fabio Coralini, Gilles Villeneuve, Michele Alboreto, Harvey Postlethwaite, Daniele Amaduzzi, Luciano Galassi.
E, l’indimenticabile nostro collaboratore, Domenico Azzuni, alla cui memoria abbiamo dedicato la nostra Unità Mobile Esterna 6.
Ad essi ed ai nostri cari dedichiamo il frutto del nostro impegno professionale.
Valerio Maioli
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