Per l’illuminazione del Teatro Greco all’interno del Parco Archeologico della Neapolis di Siracusa sono state previste le soluzioni più innovative sia dal punto di vista architettonico che impiantistico con l’obbiettivo di perseguire, con un impercettibile inserimento tecnologico, la valorizzazione del bene con la massima flessibilità impiantistica.
Le sorgenti luminose, minimali nelle forme e dimensioni, offrono una percezione degli spazi e degli elementi molto naturale e suggestiva con una resa, per quanto riguarda il colore della luce, di grande qualità.
Gli effetti suggestivi che avvengono durante il percorso sono gestiti dal software Digilux VM3000® che, tramite un master centrale, è in grado di dosare esattamente l’intensità di ogni singolo punto luce e di lanciare routine di effetti e suggestioni.
L’impianto è estremamente flessibile, cosicché può essere variato, integrato e modificato in qualsiasi momento dal master centrale tramite un computer. L’attivazione di ogni Percorso di Suggestioni avviene dalla tastiera del master centrale.
Per ridurre al minimo l’impatto visivo, sia di notte che di giorno, sono stati utilizzati speciali corpi illuminanti appositamente ingegnerizzati e costruiti.
In particolare, nei vialetti, sono state utilizzate speciali sorgenti luminose a led che consentono un notevole risparmio in termini di consumo energetico e di manutenzione. Complessivamente l’impianto è costituito da 217 sorgenti luminose gestite da un apposito Sistema computerizzato, da c.a. 5000 m. di linee elettriche, da c.a. 1200 m. di linee dati e da poco più di 2000 m. di condotti interrati.
Cenni Storici
E’ uno dei più grandiosi monumenti del genere giunti fino a noi dall’antichità classica. Sorge sul colle Temenite, il cui nome deriva da un antico recinto (Temenos) dedicato ad Apollo.
Non sono certe le origini; ma da quanto lasciatoci da Sofrone, scrittore e creatore di mimi, sembra che il primo nucleo sia dovuto all’architetto Demoskopos, detto Murilla. Fin dalla nascita il teatro greco di Siracusa è stato sede di spettacoli memorabili. Si ricordano la rappresentazione delle Etnee di Eschilo e quella delle commedie di Epicarmo.
Del Teatro di Siracusa hanno parlato Cicerone che lo definì maximum, Plutarco e Diodoro Siculo secondo il quale era il teatro più bello di tutta la Sicilia.
Ha un diametro di circa 140 m e risale al V sec. a.C., anche se l’aspetto attuale deriva da rifacimenti fatti prima da Ierone II nel III sec. a.C. e poi in epoca romana (I-IV sec. d.C.). Scavato quasi interamente nella roccia, ha una cavea divisa in 9 settori (cunei) che attualmente conserva 46 dei 61 ordini di gradini previsti originariamente. Circa a metà altezza, le gradinate sono interrotte da un largo corridoio (diàzoma) con un coronamento su cui sono incisi i nomi delle divinità e dei membri della famiglia di Ierone II ai quali erano intitolati i singoli settori della cavea. Ai piedi delle gradinate è la platea semicircolare che costituisce l’orchestra, al di là della quale si trova la scena, di cui rimangono pochissimi resti (Carlo V ne ricavò i materiali per le fortificazioni intorno a Ortigia). Dalla sommità delle gradinate si ha un magnifico panorama della città.