Grazie alla collaborazione dei Funzionari dell’Assessorato alla Cultura della Regione Campania, della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Salerno, della Direzione degli Scavi di Paestum e delle nostre maestranze, è stato possibile realizzare tutto l’impianto in soli 57 giorni naturali consecutivi.
Gli effetti che avvengono durante il percorso di suggestioni sono gestiti dal software del DigiLux VM3000® che, tramite un unico computer centrale, è in grado di dosare esattamente l’intensità di ogni singolo punto luce, di sonorizzare le diverse zone con testi e brani musicali appropriati, lanciare routine di effetti e suggestioni.
L’impianto è estremamente flessibile, cosicché può essere variato, integrato e modificato in qualsiasi momento direttamente dal monitore touch-screen del computer centrale.
La postazione centrale è costituita da due rack nei quali sono contenuti il computer principale, il master centrale, le connessioni in fibra ottica, la matrice audio remotata, gli amplificatori audio di potenza.
L’attivazione di ogni Percorso di Suggestioni avviene grazie a badges elettronici in dotazione al personale che gestisce le visite serali e che accompagna le persone lungo le diverse stazioni del percorso.
Nei vialetti, in particolare, per ridurre al minimo l’impatto visivo, sia di notte che di giorno, si sono utilizzati speciali corpi illuminanti da noi appositamente ingegnerizzati e costruiti.
Cenni Storici:
E’ come se un Dio, qui, avesse costruito con enormi blocchi di pietra la Sua casa, così Friedrich Nietzsche sintetizza il suo stupore davanti ai templi di Paestum.
I Greci di Sibari, agli inizi del VI secolo a.C. occuparono la piana che si estendeva a Sud fino al promontorio di Agropoli ed a Nord fino al Sele. Al di là del fiume iniziava la zona di espansione etrusca. In questo tratto di litorale che divenne, per qualche tempo, un avamposto della Magna Grecia, furono definiti lo spazio urbano ed il territorio destinato all’agricoltura ed alle attività connesse, vitali per la sopravvivenza.
Verso la fine del secolo i Greci vi costruirono il Tempio di Atena utilizzando due ordini architettonici, ionico per l’interno e dorico per l’esterno e creando, così, uno degli esempi più felici dell’architettura templare della Magna Grecia a cavallo tra tardo arcaismo e prima età classica, cioè tra VI e V secolo a.C. in cui si celebravano, presso l’altare posto davanti all’ingresso, riti e cerimonie. Il culto di Athena sopravvisse alla conquista lucana della città nel V secolo a.C. ed alla costituzione della colonia latina di Paestum nel 273 a.C.
Ne fa’ fede il ritrovamento di una dedica a Minerva, il corrispettivo latino di Athena.
Importanti lavori di restauro del Tempio furono effettuati nei primi decenni dell’800 per disposizione di Carlo III Borbone che, dopo una utilizzazione medievale come chiesa cristiana, lo cinse con muretti di fortuna per chiudere lo spazio tra le colonne.
Ai margini del santuario di Athena si stendeva l’agorà, lo spazio adibito dai Greci alle funzioni pubbliche.
Nell’assumere il potere della città, i Romani ne vollero cancellare il valore politico costruendovi un quartiere di abitazioni, ma conservarono il monumento più significativo, l’Heroon.
Si tratta di una tomba simbolica, dedicata al fondatore di Poseidonia: al condottiero dei coloni provenienti da Sibari, una città posta più a sud, sul Mar Jonio, fondata a sua volta dagli Achei.
Questo monumento serviva, dunque, a esaltare l’epopea delle origini e la costruzione, inserita nella roccia, racchiudeva oggetti allusivi del valore eroico del personaggio: gli spiedi di ferro utilizzati per arrostire carni sacrificali, i vasi di bronzo contenenti miele, un’anfora di ceramica attica raffigurante l’apoteosi di Eracle.
L’intera costruzione era ricoperta, probabilmente, da un tumulo di terra.
L’Heroon con l’arrivo dei Romani cambiò aspetto: il tumulo di terra fu rimosso, ma fu reso solenne lo spazio che l’ospitava ed anche se il luogo non era più sede di culto eroico, la tomba venne protetta con una recinzione rettangolare formata da grandi lastroni di pietra.
Ciò coincise con una generale trasformazione dello spazio dell’agorà i cui edifici del margine meridionale furono rasi al suolo e qui i Romani crearono il proprio centro politico.
Essi avevano bisogno di nuovi luoghi sacri, portici, botteghe, tribunali, spazi destinati all’attività pubblica.
Nella Paestum romana tutta l’area pubblica subì un cambiamento vistoso, che si realizzò progressivamente in oltre tre secoli, giungendo a compimento nel primo secolo a.C.
Fu eretto un colonnato per realizzare un grande portico che subì varie ristrutturazioni l’ultima delle quali in funzione della costruzione dell’ Anfiteatro. Significativa fu la realizzazione di questo edificio, una struttura per gli spettacoli pubblici tipicamente ed esclusivamente romana.
La cultura greca, infatti, era legata a teatri grandi e piccoli per le rappresentazioni o a stadi per le attività sportive. Il successo degli spettacoli che vi si svolgevano, soprattutto i giochi gladiatori e la caccia agli animali selvatici, e l’aumento della popolazione con l’arrivo di nuovi coloni, determinò la necessità di ampliamenti.
I pilastri in mattoni davanti alla struttura originale in grandi blocchi di calcare sostenevano le scale di accesso alle tribune di legno che, probabilmente, erano state aggiunte successivamente.
E’ ragionevole pensare che le trasformazioni riguardassero anche la parte orientale dell’Anfiteatro, quella preclusa dalla strada Tirrena Inferiore, promossa dai Borboni per favorire l’accesso al Cilento, e che produsse l’esempio più eloquente dei danni arrecati alla città antica tagliando barbaramente in due, proprio, l’Anfiteatro.
E, nel centro della città romanizzata, trovò spazio il Santuario della Fortuna Virilis, una Dea emanazione di Venere, che ospitava la celebrazione dei Veneralia all’inizio di aprile.
Il Tempio era costituito da una piscina ed i riti che vi si celebravano erano rivolti al culto femminile della fecondità. La statua della Dea in trono era posta su di una sporgenza ai bordi della vasca, eppoi condotta in processione e, attraverso uno scivolo, fatta scendere in acqua.
Traversata la piscina con la cosiddetta natatio, la statua approdava, finalmente, ad una piattaforma di legno sul lato opposto, sorretta da pilastri di pietra.
Il bagno della dea era seguito da quello rituale delle donne, necessariamente sposate, nobili e plebee; ciò serviva a propiziarsi un parto felice.
Poi, in un tripudio di tuniche bagnate e di cuori trepidanti, le fedeli davano inizio alla vestizione della Dea, ed alla apposizione di fiori e gioielli. La divinità potrebbe essere anche Venere Verticordia, cioè mutatrice di cuori, capace di suscitare sentimenti diversi.
Veneralia con la natatio resistettero per tre secoli circa, fino agli inizi dell’età imperiale, quando la piscina venne interrata e, al di sopra, furono costruiti un tempio ed un portico con colonne.
Il cuore della Paestum romana era il Foro: quest’ampia piazza rettangolare all’inizio era circondata soprattutto da botteghe, oltre che da edifici pubblici come il Comitium, sede dell’attività giudiziaria e delle assemblee cittadine, edificato sul lato settentrionale vicino alla Piscina dei Veneralia. Nel Foro avevano luogo i momenti salienti della vita politica della città che si svolgevano secondo rituali precisi: le votazioni dell’assemblea popolare e l’esposizione al pubblico delle proposte di legge. Sul Foro si affacciavano complessi di grande decoro, in grado di assolvere a tutte le funzioni pubbliche: la Curia per l’attività dei magistrati ed il Tabularium per l’archivio del Senato.
Nel II sec. a.C., sullo stesso lato, trovò spazio, a ridosso del Comitium, il Tempio, cosidetto, della Pace, un gioiello architettonico di stile italico-corinzio.
In una fase successiva, sul lato corto a occidente, fu realizzato il Tempio dedicato al culto dei Lari, divinità del culto familiare.
Anche l’attività commerciale per le derrate alimentari trovò nel mercato, il Macellum, un luogo accogliente, forse coperto.
Nella vita del Foro, a Paestum come altrove nell’età imperiale, importante è la funzione della Basilica: solenne edificio, con tre grandi aperture e con pareti interne impreziosite da semicolonne e nicchie con statue. Qui veniva amministrata la giustizia: cornice monumentale e degna per la credibilità delle trattative e la solennità delle sentenze. I giudici prendevano posto nel Tribunal, un’esedra semicircolare in pietra posta al centro, mentre il pubblico, attraverso le aperture che dalle navate laterali in doppia altezza si affacciavano sull’aula, poteva seguire i processi, uno degli spettacoli più antichi del mondo.
In età imperiale la piazza assunse un aspetto monumentale: furono realizzati portici in doppio ordine che ne incorniciarono i lati come in tante altre città delle Province romane.
Ai margini dell’area urbana si colloca il Santuario Meridionale dedicato a Hera, la grande divinità venerata degli Achei, la cui costruzione risale alla fondazione di Poseidonia, come il santuario dedicato alla stessa divinità costruito contemporaneamente alle foci del Sele. Vi si giunge costeggiando la grande corte lastricata e circondata da canalette, parte superstite dell’Asklepieion, il Santuario di Asclepio, dio della medicina al quale si rivolgevano i malati che confidavano nel potere divino per una pronta guarigione.
La pedana era la parte più sacra del complesso, perché lì i fedeli si distendevano sul pavimento per essere più favorevolmente esposti alla divinità, e alla sua forza salutare, e sottoporsi alla incubatio, somministrazione cioè di infusi, medicine e droghe che inducendo il malato al sonno ed alla sudorazione, potevano meglio curarlo. Da qui la lunga fila di basi e di altari che, segnando il percorso di una processione, conduce al tempio che gli eruditi settecenteschi attribuirono a Nettuno, traduzione latina del dio Poseidon, dal quale prendeva il nome la colonia greca.
In realtà, sembra sia stato dedicato ad Apollo o al padre degli dei, Zeus, e fu, comunque, costruito oltre un secolo dopo la fondazione, intorno al 450 a.C. Era, sicuramente, il tempio più imponente del Santuario.
Grazie all’utilizzazione di particolari accorgimenti tecnici, simili a quelli rilevati nel Partenone, il monumento offre una formidabile armonia di proporzioni: forse il migliore risultato dell’architettura greca di ogni periodo.
Gli edifici templari suscitano spesso nel visitatore la sensazione che le colonne esterne divergano, anche se perfettamente parallele; in questo caso sono state introdotte raffinate correzioni prospettiche verticali e orizzontali a mitigare quella percezione.E’ senza dubbio il più bello dei templi dorici conservati.
Più esile, ma non meno solenne nelle arcaicità delle forme, è il tempio che gli si erge a fianco; la scomparsa del frontone gli guadagnò l’appellativo di Basilica facendolo interpretare come edificio di età romana non religioso, ma civile.
Anche il numero dispari delle colonne sulla facciata, con la conseguente divisione interna in due navate e l’individuazione incerta dell’altare contribuirono all’errore, ma il frontone, prima di crollare, esisteva, e il tempio, edificato intorno al 530 a.C., fu dedicato ad Hera ed è il più antico conservato a Paestum.
Qualunque ne sia l’interpretazione, i templi, miracolosamente in piedi dopo 2500 anni, conferiscono al Santuario Meridionale un aspetto monumentale unico nel suo genere.