2001 Napoli: CASTEL SANT'ELMO - CERTOSA DI SAN MARTINO

Intervento:

Nella progettazione del nuovo impianto di illuminazione abbiamo tenuto in dovuta considerazione che le due costruzioni sono fortemente rappresentative della cultura, della storia, della civiltà e della architettura della città. Abbiamo, perciò, utilizzato sorgenti luminose in grado di rendere le strutture visibili e leggibili in tutte le loro parti grazie ad una luce diffusa e con una temperatura di colore adatta ad esaltare i materiali di costruzione.

Grazie, poi, al nostro sistema DigiLux VM3000® siamo stati in grado di creare particolari e suggestivi effetti di colore sincronizzati con gli altri importanti luoghi e monumenti del centro antico di Napoli da noi illuminati. Tale sincronizzazione è stata da noi realizzata grazie ad una Wireless Lan tra il Quadro Generale dell’impianto di Castel S. Elmo e la Centrale Operativa di Palazzo San Giacomo.

Il computer centrale è, così, in grado di controllare via radio l’impianto di Castel S. Elmo e della Certosa di San Martino gestendo gli effetti luminosi e controllando il funzionamento di tutte le apparecchiature ivi installate. I corpi illuminanti utilizzati sono equipaggiati ciascuno con 2 lampade agli alogenuri da 575 Watt e sono dotati di un sistema di cambia colore a filtri dicroici e dimmer proporzionale per dosare l’intensità luminosa emessa.

L’impianto è stato voluto dal Presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, e dal Commissario Governativo, Massimo Paolucci, e da noi ideato, progettato e realizzato nell’anno 2000.
Cenni Storici:

La Certosa di S.Martino e la vicina fortezza di Castel S. Elmo costituiscono una singolare composizione di volumi adagiati lungo le pendici della collina, ma anche un contrasto cromatico determinato dai differenti materiali di costruzione e dai rivestimenti esterni. La costruzione della Certosa fu iniziata nel 1325 per volere di Carlo D’Angiò sul colle di S. Erasmo, anticamente chiamato Paturcium, e venne consacrata nel 1368 dalla regina Giovanna I.

All’opera lavorarono gli architetti Francesco di Vito, Mazzeo di Malotto e Tino di Camaino, poi Atanasio Primario (1336) e Balduccio de Bacza (dal 1340). Il complesso adibito a monastero realizza un ardito lavoro in grado di sfruttare il naturale dislivello della collina ricavando ampie terrazze sostenute da imponenti contrafforti. Verso la fine del ‘500 vennero iniziati radicali lavori di decorazione e di ampliamento per opera del fiorentino G.A. Dosio alla cui morte nel 1609 subentrò G.G. Conforto e, dal 1623, da Cosimo Fanzago.

I Giardini della Certosa, a cui si accede dal fondo dell’androne, sono annoverati tra i più belli del mondo per gli straordinari scorci panoramici. All’interno della Certosa, dopo il 1866, l’archeologo Giuseppe Fiorelli creò uno straordinario Museo di Storia Cittadina, ancora oggi, testimonianza spettacolare della civiltà napoletana. La Certosa rimane fra i monumenti più rappresentativi e simbolici della città ed è visibile da ogni suo punto. Si contrappone con la sua architettura ad archi di colore bianco alla massa tufacea di Castel S. Elmo che sorge sul posto del Belforte angioino costruito nel 1329 da Re Roberto d’Angiò che ne affidò il progetto e la costruzione al senese Tino di Camaino ed al suo collaboratore Francesco di Vito. Il Belforte venne completato nel 1343 e, già nel 1348 dopo soli cinque anni, sostenne il primo assedio ad opera di Luigi I d’Ungheria che venne, poi, sconfitto da Giovanna I.

Nel corso degli anni subì diversi assedi ed anche l’esplosione della polveriera nel 1587 per colpa di un fulmine che fece crollare una buona parte della Fortezza. Dal 1980 è sede degli uffici della Soprintendenza ai Beni Artistici e della Biblioteca Bruno Molajoli. Il Castello, di tipo bastionato a pianta di stella allungata a 6 punte, senza torrioni, circondato per 3 lati da un fossato e da fortini di varia forma e di diverse epoche, fu eretto scavando in parte il monte e riutilizzando il tufo ricavato dall’apertura del profondo fossato.


 
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