2001 Salerno: DUOMO

Intervento:

L’impianto di illuminazione è gestito dal sistema DigiLux VM 3000® capace di regolare le sorgenti luminose secondo i vari tipi di esigenza, garantendo uniformità e morbidezza della luce artificiale e semplificazione massima della gestione dei comandi, che nel nostro caso, sono preimpostati dal PC di gestione secondo i diversi modi d’uso.

L’illuminazione del quadriportico è stata realizzata utilizzando lampade dicroiche da 50 W alloggiate all’interno di fori già esistenti al di sopra dei capitelli. Si è ottenuta, in tal modo, sia una corretta ed uniforme illuminazione delle volte che una illuminazione di tipo indiretto per il passaggio riuscendo, di volta in volta, a creare un’illuminazione d’accento per gli elementi significativi, quali l’affresco in lunetta sulla porta di bronzo, gli ingressi alla Cattedrale ed all’atrio, ecc…Il loggiato superiore è stato illuminato posizionando sulle capriate in legno proiettori equipaggiati con lampade alogene da 50 W con parabola dicroica.

Per le facciate interne si è previsto il posizionamento, negli angoli dell’atrio stesso, nel punto più alto d’incontro dei tetti spioventi, di quattro gruppi di proiettori a fascio rettangolare equipaggiati con lampade a ioduri metallici CDM 150 W da 3000 K.

Due di questi gruppi sono stati incrementati da un proiettore con lampada Halospot 111 per l’illuminazione del catino in granito.

La facciata interna del Duomo è stata invece illuminata con proiettori alogeni a fascio rettangolare da 500 W.

Per l’illuminazione delle tre statue poste sul nartece si è previsto il posizionamento di proiettori con lampada Halospot 111, collocati sulla cornice del quadriportico.

Il campanile è illuminato mediante l’utilizzo di proiettori con lampade a ioduri metallici CDM 150 W, posizionati sulla copertura della loggia.

Per l’illuminazione diretta della parte bassa della navata, più strettamente legata ad esigenze relative allo svolgimento del rito religioso, si è previsto il posizionamento sulla cornice alta della navata, di proiettori con lampade dicroiche da 50 W.

Le zone del pavimento con decoro musivo sono illuminate con proiettori equipaggiati con lampade alogene lineari da 500 W.

L’illuminazione della volta è realizzata attraverso l’installazione sulla cornice di gruppi di proiettori equipaggiati con lampade alogene lineari da 500 W e con proiettori con lampada Halospot 111.

Quest’ultimo tipo si è reso necessario per l’illuminazione di elementi quali: l’ambone, la loggetta dell’iconostasi, l’iconostasi.

Nelle navate laterali e nelle cappelle, spazio scandito dalla successione di moduli regolari, il sistema d’illuminazione esalta le singole partiture e gli elementi architettonici illuminando le cupole e i relativi pennacchi di raccordo, mediante l’utilizzo di proiettori equipaggiati con lampada alogena, con proiettore dicroico, da 50 W utilizzato anche per l’illuminazione del monumento funebre di Margherita di Durazzo, per gli affreschi posti sugli ingressi laterali e le cappelle.

L’illuminazione del transetto e delle absidi è stata ottenuta da proiettori con lampade Halospot 111 per tutti quegli elementi di rilievo quali i plutei dell’altare, l’altare, le canne dell’organo, la statua di Gregorio VII, ecc…, mentre la decorazione musiva del pavimento è stata messa in risalto da proiettori equipaggiati con lampade lineari da 500 W.

Cenni Storici:
Il Duomo di Salerno, fulcro della città, simbolo non solo visivo ma spirituale di tutta la comunità, fu edificato alla fine dell’XI secolo ad opera di Roberto il Guiscardo che nel 1076 aveva iniziato, proprio a Salerno, il dominio normanno sul Mezzogiorno d’Italia, estendendolo dalla costiera di Amalfi alla Sicilia. Promotore della costruzione fu Alfano I, arcivescovo di Salerno, che nel 1080 rinvenne le reliquie di S. Matteo nella primitiva cattedrale della città.

Lo stile dell’intero complesso, dichiaratamente medioevale, ha subito nel tempo contaminazioni neoclassiche e barocche tali da occultarne l’originaria struttura. Allo stato attuale, in seguito a scelte operate nel campo del restauro, questa singolare stratificazione è leggibile in maniera sincronica sia all’interno che all’esterno della cattedrale.

Lo schema planimetrico risulta abbastanza articolato perché è suddiviso in un atrio con quadriportico, la basilica (a tre navate concluse da absidi) e la cripta, come volle Alfano I che si ispirò alla Basilica desideriana di Montecassino, luogo in cui ricevette la formazione sacerdotale.

La costruzione dell’atrio con quadriportico nasceva anche da una necessità di tipo urbanistico: la città era priva di piazze ed in tal modo si veniva incontro a questa esigenza comune, avendo cura di raccogliere la cittadinanza nell’atrio in maniera controllata e più o meno ordinata.

L’atrio, pertanto, risultò essere il luogo più frequentato e Roberto il Guiscardo fece in modo da potervi collocare tutti quegli elementi in grado di ricordare al popolo la sua magnificenza. Lo spazio del quadriportico è scandito da una successione di colonne su cui si imposta un arco con cornice in pietra. Il livello superiore presenta un loggiato. Ad oriente abbiamo la loggia barocca fatta costruire dall’arcivescovo De Capua, le statue sul nartece raffigurano i SS. Matteo, Bonosio e Grammazio, mentre, a Nord ed a Sud, troviamo una successione di due gruppi formati da due pentafore divisi da una bifora. Al centro dell’atrio vi é una grande coppa di granito, una volta fonte battesimale del Duomo. La porta di bronzo, sormontata da un’immagine di S. Matteo, di accesso alla Cattedrale fu dono di nobili salernitani (1099). All’interno, la Cattedrale si svolge secondo uno schema a tre navate. Lo spazio della navata centrale è separato da quello delle navate laterali da un diaframma composto da pilastri con colonne addossate sulle quali si imposta un arco a tutto sesto.

I robusti pilastri si resero necessari in seguito alle opere di restauro che si attuarono alla fine del XVII sec. La superficie della volta è interrotta a intervalli regolari dall’apertura di finestre, raccordate alla volta centrale da lunette.

Di notevole interesse sono il mosaico dell’XI sec. dedicato a S. Matteo posto nella lunetta sulla porta di bronzo, l’ambone, sul lato destro, impreziosito da un mosaico di raffinata fattura, il candelabro a ridosso dell’ambone e la loggetta posta sul lato sinistro.

Il coro segna un’area intermedia prima del transetto, separato dalla navata centrale da ciò che resta della primitiva iconostasi.

Si tratta di un elemento architettonico in grado di creare una netta divisione del clero dal popolo, voluto dalla renovatio di Gregorio VII (1140) e costruito da Romualdo II Guarna.

E’ così che il presbiterio risalta dalle nude navate con la sua ricca e complessa decorazione musiva che impreziosisce, non solo le pareti del transetto e delle absidi, ma anche il pavimento.

Le navate laterali sono articolate in maniera simmetrica, con le cappelle lungo il lato della parete esterna.

Per ogni campata è impostata una volta su base ottagonale raccordata da pennacchi.

In corrispondenza del coro, lungo le pareti esterne, vi è l’accesso alla cripta ed oltre nella navata Nord, è il bel monumento sepolcrale in onore di Margherita di Durazzo, realizzato da Baboccio da Piperno nel sec. XV.

A ridosso dell’arco di trionfo troviamo a sinistra il trono arcivescovile e a destra il monumento dedicato a Valerio Laspro.

Nel transetto troviamo l’altare maggiore circondato da plutei finemente mosaicati, in asse con la tomba di S. Matteo posta nella cripta.

La decorazione delle absidi simboleggia la SS. Trinità, in quella di sinistra troviamo rappresentata la Mano Divina, in quella centrale era celebrato il Deum Natum, mentre nell’abside di destra troviamo raffigurata la Divina Colomba simboleggiante lo Spirito Santo.

Purtroppo, dei mosaici della parete orientale del transetto non restano che pochi lacerti superstiti.

La cripta, come la vediamo oggi, fu realizzata da Domenico Fontana nel XVII sec., il quale rivestì le colonne con marmi intarsiati.

La collocazione della tomba di S. Matteo rimase invariata lì dove la aveva voluta Alfano: a 283 centimetri sotto il pavimento della cripta, al di sotto delle due grandi statue di Michelangelo Naccherino raffiguranti il Santo.

Le volte furono affrescate da Belisario Corenzio.

Il campanile, che risale al XII secolo, fu eretto da Guglielmo da Ravenna.

E’ composto da quattro cubi sovrapposti alleggeriti da bifore che si aprono sui quattro lati e termina con un tamburo cilindrico coperto da un cupolotto.

Nel 1762 fu completamente trasformato da un rivestimento neoclassico che, fortunatamente, si fermò alla superficie.

Nel 1950 si decise di recuperare le originarie fattezze romaniche della struttura, sacrificando l'intervento settecentesco.

 
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