2003 Lenola: SANTUARIO
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Intervento:

La progettazione e l’esecuzione dell’impianto di illuminazione hanno tenuto conto dell’unicità del manufatto per cui è stata posta molta cura nel far risaltare ogni singola partitura decorativa ed architettonica senza privarla del suo significato corale.

La scelta del tipo di illuminazione è stata guidata, inoltre, dalla necessità di far risaltare le qualità cromatiche degli affreschi e dei materiali che caratterizzano l’interno del Santuario.

Perciò, sono stati utilizzati proiettori con lampade alogene, scegliendone di volta in volta la parabola più adatta: asimmetrica o con ottica spot o, ancora, a parabola dicroica, in relazione al particolare od al contesto da illuminare, avendo cura di occultare alla vista la presenza dei proiettori stessi.

Per l’illuminazione del prezioso ed antico affresco conservato sull’Altare Maggiore, è stata proposta una soluzione che impiega miniproiettori in fibra ottica posizionati all’interno della teca di protezione, eliminando così possibili danni causati dalla vicinanza di fonti di calore che ne potrebbero alterare il delicato equilibrio igrometrico.

Il sistema di gestione e controllo Digilux VM3000® permette, infine, di coordinare e di rendere quanto più efficace e flessibile l’impianto di illuminazione adattandolo ad ogni necessità liturgica, celebrativa o di visita, senza mai forzare od alterare la natura di raccoglimento e preghiera, caratteristica del Santuario.


Cenni Storici:

Il Santuario domina dalla sua posizione tutto il territorio circostante invitando alla contemplazione del panorama anche il più distratto visitatore o pellegrino.

La prima pietra fu posta nel 1607, lì, dove venne rinvenuta un’antica immagine della Madonna con Bambino risalente al periodo delle persecuzioni ordinate nel 250 d. C. dall’Imperatore Decio contro la comunità cristiana locale.

L’opera venne completata nel 1628 con la collocazione dell’Altare Maggiore, la cui esecuzione ebbe inizio nel 1618 su disegno dell’architetto G. Rossini e che fu realizzato a Bensançon e Roma.

Esso si compone di 24 tipi diversi di marmi rari, con due colonne in stile corinzio di marmo africano che delimitano l’edicola sormontata da un timpano spezzato.

Nel 1626 l’altare fu eretto nel Santuario a cornice dell’antico muro che custodisce in una nicchia il prezioso ed antico affresco circondato da una magnifica tela rappresentante una gloria di Angeli attribuita al Cavaliere d’Arpino.

Degna di nota è la facciata opera di Raffaello Franco, ripartita su due ordini, in mattoni con cornici in pietra locale.

Curiosa è la presenza di due rami di cipresso, lì, inchiodati in occasione dell’inaugurazione e mai più tolti grazie ad un prodigio che ha permesso loro di attecchire e germogliare ogni anno, ormai da secoli, senza modificarne le dimensioni.

L’impianto planimetrico, a navata unica con cappelle laterali, si conclude alle spalle dell’Altare Maggiore con un’abside semicircolare ed è sormontato da una volta a botte lunettata.

L’interno, perfettamente conservato, è caratterizzato da stucchi ed affreschi di sicuro pregio per la realtà locale.
 
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