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Con la giusta luce si ottengono visioni prospettiche in cui vengono evidenziate la profondità e la rotondità degli oggetti che, così, sono in grado di mostrare tutta la loro bellezza.
Nell’eterna lotta tra la luce ed il buio noi facciamo sì che entrambi possano esprimere al meglio le forme architettoniche affinchè i monumenti illuminati siano in grado di raccontare la loro storia di testimoni della nostra vita passata, presente e futura.
Per far ciò è necessario anche utilizzare la luce con il giusto colore in grado, cioè, di risaltare i reali colori dell’oggetto illuminato e del contesto che può essere il paesaggio o la gente che vi vive intorno.
Questa semplice nostra filosofia, che si basa principalmente sul rispetto di ogni oggetto da illuminare, ci porta, già nelle prime fasi progettuali, a vivere l’ambiente ed il luogo del nostro intervento per cercare di capire ed assimilare i contenuti profondi che l’artista originale, vissuto migliaia di anni prima, ha cercato di trasmetterci.
Altro elemento, che riteniamo fondamentale per un corretto approccio al problema della illuminazione, è la ricerca dei giusti corpi illuminanti che non devono invadere o modificare in alcun modo l’aspetto architettonico del monumento.

Spesso, con rammarico, notiamo come importanti facciate storiche vengano deturpate da grossi, voluminosi ed antiestetici apparecchi di illuminazione.
E’ necessario nascondere il più possibile i corpi illuminanti che sono, comunque, una forzatura che il progettista originale dell’opera non aveva certamente previsto.
Fondamentale è inoltre seguire, il più possibile, il percorso originale della luce solare, perché quasi tutti i nostri monumenti sono stati pensati principalmente per essere visti sotto la luce naturale o, al massimo, con la luce di fiaccole e lucerne.
Qualsiasi altro intervento, quindi, è forzato ed innaturale.
Nonostante siamo dotati di mezzi tecnologici moderni, nella progettazione di un impianto di illuminazione artistica, non utilizziamo alcun soft-ware di calcolo.
E’ semplicemente ridicolo prevedere a computer quanta luce ci deve essere su un quadro, su un mosaico o su un affresco.
E’ stupido parlare di lux, di lux riflessi, ecc. perché una pennellata blu o rossa o verde assorbe in maniera diversa le radiazioni luminose.
Bisogna, invece, parlare di sensazioni.
Un oggetto è bene illuminato quando riesce a produrre in noi le giuste sensazioni che l’artista voleva trasmetterci e, magari, quando riusciamo a sentire in noi il monumento che ci trasmette, come in un racconto, la sua storia.
Queste sono le nostre linee guida che ci siamo dati per risolvere al meglio i problemi della illuminazione pubblica, soprattutto, artistica e che ci hanno consentito di piegare la luce artificiale alle nostre esigenze progettuali e realizzative.

 
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